venerdì 10 aprile 2015

Il weekend di Peter Cameron

Con Il weekend di Peter Cameron (Adelphi) riprendo un discorso interrotto con Coral Glynn su alcuni aspetti similari – la simmetria delle coppie protagoniste, il tema dell'inganno e la percezione dell'altro –, argomenti che trovo meglio sistemati in questo breve romanzo. È breve e brillante, pur non essendo una commedia, è privo dell'aurea melodrammatica che contraddistingue la figura di Coral e quel contesto sociale. Ho decisamente apprezzato questo libro. 
Per il weekend Marian e John hanno ospiti, in realtà uno: Lyle, critico e scrittore d'arte, li ha avvertiti poco prima del suo arrivo con Robert, cameriere di origini indiane e aspirante pittore. Vivono a qualche ora da New York e con facilità raggiungono la campagna che si estende lontana dal paesaggio urbano.
Cameron ci dà il primo indizio dell'atmosfera che regnerà nelle successive ore: quei giorni estivi sono contraddistinti, fin dal mattino, da una cappa afosa e un odore pungente.
Ai due agiati coniugi non va a genio la presenza di Robert, etichettata come un'iniziativa irrispettosa, soprattutto perché quel weekend coincide con l'anniversario della morte di Tony, fratellastro di John e legato sentimentalmente a Lyle.
Alla cena del sabato è invitata anche Laura Ponti, ricca italiana con un burrascoso rapporto con la figlia Nina, che fa esplodere la situazione e costringendo i commensali a gettare la maschera. Il finesettimana è una resa dei conti.
Sembra quasi una piece teatrale dai dialoghi serrati: la casa e la circostanza sono un palcoscenico perfetto? La luce svanisce, i raggi carichi di pulviscolo attraversano i protagonisti per rivelare le loro inquietudini e finzioni.
Anche in questo libro c'è un bosco confinante con l'abitazione, non è un luogo tetro come in Coral Glynn: più volte Robert lo attraversa per trovare serenità, John invece progetta qualcosa. Ed è sinonimo di cambiamento, segna il confine tra la realtà e l'illusione più acuta, come il fiume che scivola fra le mani, come l'acqua che non è mai la stessa.
I molti salti nel passato rintracciano la storia di Tony-Lyle-Marian-John. Proprio così. Tutto di fiato, quasi ad essere un unico personaggio che, però, si è scomposto e reclama la propria individualità. Il primo interrogativo riguarda la vera identità di Lyle il quale secondo Marian rivela sfaccettature sconosciute, ha perso la sua unicità.
La delusione è per non aver protetto quel microcosmo e non aver considerato quel weekend come una rinascita da condividere tra coloro che hanno conosciuto e amato Tony. Lyle sa bene che il dolore non si può risolvere all'ombra di un albero, organizzando un nuovo ordine. Il fallimento di quelle relazioni, che attanaglia Marian, si proietta anche sul piccolo figlio, Roland, considerato fin troppo placido. Il dolore coincide con la fatica delle relazioni, con i tentativi di recuperare ciò che non c'è più e di liberarsene allo stesso tempo.
La lente di ingrandimento si avvicina sempre di più su ciascun personaggio, mettendo in discussione i microrapporti – Marian-John, Marian-Lyle, Robert-Lyle –: la proiezione, l'idea che l'uno ha dell'altro non coincide più. Si scrutano, si indagano: «Fino in fondo non conosciamo mai nessuno». Cambiano gli umori, si acuiscono tensioni che si stempereranno solo nella notte.
«Ha passato un bel weekend» chiede la donna col vestito floreale a Lyle. «Sì e lei?». Che altro poteva rispondere?

Titolo: Il weekend
Autore: Peter Cameron
Editore: Adelphi
Traduttore: Giuseppina Oneto
Pagine: 177
Anno di pubblicazione: 2013
EAN: 9788845927768
Prezzo di copertina: 16,00 

2 commenti :

  1. Deve essere davvero bello anche questo. Inutile dire che me lo appunto ;)

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    1. Come ho scritto nella recensione, l'ho preferito a Coral Glynn. L'impronta americana è più visibile rispetto al melodramma inglese di Coral.

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