venerdì 24 aprile 2015

Io leggo senza perché


Vorrei scrivere un post feroce ma non lo farò perché spinta da ragioni personali. Quindi, mi limito alle mie impressioni sulla trasmissione Io leggo perché in onda su Rai Tre ieri sera dall'Hangar Bicocca e condotta da Pierfrancesco Favino, in occasione della Giornata mondiale del libro e del diritto d'autore.
All'inizio sono stata entusiasta del progetto, ho dato spazio sui miei social, quando mi sono balenati alcuni dubbi confermatemi ieri sera. La campagna comunicativa è stata priva di spessore, hanno puntato tutto sul nauseante perché si legge, a scovare le affermazioni più assurde e fantasiose come fossero giustificazioni più che una constatazione. Chi gioca a calcio non lo dice perché lo fa, credo che sia rintracciabile nel puro piacere. Tanto che il martellante hashtag non è diventato neanche trend topic su Twitter (tra l'altro sponsorizzato da Tim), buona parte degli italiani si arrovellava davanti alla partita.
Già da qualche giorno circolava la voce che alcuni messaggeri scambiassero i libri ricevuti su siti dedicati. Benissimo. Ma non dovevano distribuirli per far capitolare gli allergici alla lettura?
Il programma me lo sono sorbito tutto, fino a mezzanotte meno un quarto, altrimenti non avrei potuto scrivere due righe.
Premettendo che non sono una critica e non mi intendo minimamente di televisione, l'ho trovato un po' noioso, forzato sopratutto nei frammezzi comici e musicali; interessante aprire i momenti letterari con la dicitura "Capitolo". Se avessero affidato a Fabio Fazio sullo stile Che tempo che fa, sicuramente stamattina ci sarebbero state code in libreria.
Mi chiedo ancora perché sottolineare le differenze tra ebook e libro? Basta davvero. Direi che fosse implicito parlare di carta stampata, non ho avuto alcun dubbio, anche perché i libri dei messaggeri non sono in formato digitale. Per la promozione della lettura non è importante il mezzo, ma il fine. E se il fine è indurmi a non leggere, ci sono riusciti.
Mi dispiace molto, le intenzioni ci sono state ma se poi si relegano programmi come Cult book, sempre della Rai, o gli sceneggiati tratti dai romanzi ai canali tematici credo che qualcosa non va.
Non voglio risultare né disfattista né cadere dalle nuvole e farmi andar bene qualsiasi cosa purché si parli di libri. Ogni iniziativa andrebbe costruita con criterio e questa è stata una mezza farsa.
Alle intellettuali è stato dato un spazio esiguo, solo Maria Pace Ottieri e Silvia Avallone, l'unica in grado di far arrivare il messaggio della lettura e della scoperta di pagine così lontane dai nostri gusti. È stata molto incisiva. Ma la Avallone è una rarità.
Penso che Cristiano Cavina avrebbe dato un'impronta più spensierata al programma, se gli avessero concesso più di cinque minuti. Spero che per il prossimo appuntamento, se ci sarà, ne tengano conto.
Avrebbero potuto documentare meglio il lavoro dei messaggeri, tralasciando chi si è preso l'onere di farlo in due battute; così come l'impatto sui bambini e adolescenti, le energie andrebbero spese sopratutto verso l'infanzia.
In terza elementare avevo una maestra bravissima e a casa mia i libri non c'erano, neanche per sbaglio. Da allora, io leggo senza perché.

4 commenti :

  1. A me invece non è dispiaciuto affatto! Niente di trascinante, ma l'ho trovato gradevole e ben orchestrato, rilassante con quel suo alternarsi di letture e musica (c'è da dire che la mia amata Carmen Consoli ha fatto alzare notevolmente il mio indice di gradimento della trasmissione!). Certo, è sempre una cosa alla Rai, quasi sanremese, ma come sottofondo di una serata spensierata sul divano di casa il giorno in cui si festeggiano i libri mi è parso giustissimo :)

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  2. Ieri sera ho preferito rivedere L'uomo che verrà che era su RaiMovie. Quando è finito ho girato su Rai3, ho guardato il programma circa cinque minuti, poi ho spento. Quei cinque minuti non mi hanno entusiasmato e mi hanno fatto pensare che se io non amassi leggere non mi avrebbero fatto venire voglia di cominciare, però ecco questa mia opinione si basa su un tempo piccolissimo, perciò, di fatto, non vale un granché.
    Buona serata!

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