martedì 12 maggio 2015

Lo Scuru di Orazio Labbate


L'esordio narrativo di Orazio Labbate, Lo Scuru edito da Tunué, è interessante quanto coraggioso per la scelta linguistica, di raccontare attraverso il dialetto siciliano.
Non è stata una lettura semplice e, forse, ha bisogno di essere sorseggiata lentamente. La difficoltà, per me, non passa dal dialetto – lo comprendo abbastanza – motore del romanzo, ma nel catturare tutto l'immaginario di questo angolo della Sicilia e dello scrittore. Un immaginario che abbraccia la letteratura siciliana più corporea e ispirata, mescola gotico, folklore e credenze. Allo stesso tempo la scrittura “barocca”, ricca di dettagli, si fonde naturalmente con il dialetto siciliano che sfocia nell'ibrido quando incontra l'italiano e ne caratterizza personaggi, contesto e tempo.
Lo Scuru è una storia al limite del visionario, sanguigna, enigmatica, galoppante che ti fa tirare un sospiro di sollievo solo nel finale.
Razziddu Buscemi vive con la madre Angelina e la nonna Concetta nell'aspra Butera. È un'infanzia dolorosa, una vita scandita dalla perdita del padre Carmelo che non ha mai conosciuto, morto in mare mentre traghettava africani. Scorre nelle sua vene una presunta maledizione che la nonna cerca di estirpare con ogni rimedio. Niente e nessuno lenisce il suo dramma.
Si accavallano magia, riti, religione, paganesimo in un'atmosfera sempre onirica e allucinata.
Sono così lontani il castello arrugginito di Falconara e la debole luce del faro di Licata non costituiscono alcun riparo, anzi, acuiscono lo smarrimento. Butera è arida e distante da quel mare che frigge e che non consola, luogo di morte e solo per una volta concede una via di fuga. E li spira lo scirocco che custodisce, «con raffiche indulgenti, il divorzio naturale tra Razziddu e Dio».
Diavolu, lo Scuru e il Signore dei Puci, una trinità oscura che segna tutte le sue esperienze.
Sul Diavolu c'è ben poco da aggiungere a quanto già si sa. Il Signore dei Puci è la croce del Giovedì Santo, che odora di muffa, «un mostro con i capiddi rossi infernali e la fàcci dello scheletro e la testa con le spine e gli scavi della facci come un teschio di bue delle campagne di Gela». «Lo Scuro è una cosa sovrannaturale dentro un bivio biforcuto. Lo incontri vagando nella notte o cercando in una bara».
I suoi primi ventisette anni di vita trascorrono tra questo misticismo e senso di colpa, una battaglia che sembra non finire mai e che allude ad una sorta di pre Ade in terra.
Cos'è lo Scuru se non il vuoto, le paure? Ti avvolge e ti sconfigge. Il giovane, per una serie di coincidenze, metterà in ordine i tasselli mancanti e a riappacificarsi con il passato. Ma con la morte non resta che conviverci, raccontando la propria storia, ripensando ai «meridiani di ricordi dell'infanzia sbiadita», lì sotto quel portico di Milton, in West Virginia in attesa della fine. La sua. 

Titolo: Lo Scuru
Autore: Orazio Labbate
Editore: Tunué
Pagine: 120
Anno di pubblicazione: 2014
EAN: 9788867901258
Prezzo di copertina/ebook: € 9,90

2 commenti :

  1. C'è stato un periodo in cui leggevo molta letteratura ambientata in Sicilia, quindi alla lingua sono abituata anch'io, poi mi piace quando si usano alcune espressioni dialettali, penso a Meneghello o anche a Fontana... dà un forte senso di autenticità.
    Bella recensione, per un libro sicuramente da tenere sott'occhio.

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    1. A Torino vai allo stand di Tunué così potrai toccare con mano questo libro.

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