venerdì 8 maggio 2015

Non dire madre di Dora Albanese

Non dire madre mi ha colpita per il titolo e la copertina, che come tutte le edizioni di Hacca, è meravigliosa.
Poi mi sono commossa leggendo il ritratto di una Basilicata contraddittoria ma suggestiva, un Sud sconosciuto ma palpabile. E l'ho visto qui, nelle parole di Dora Albanese, nella sua bella raccolta di storie eterogenee ma legate da molti aspetti in comune. Una prova di scrittura interessante in cui Non tremare, Non dire madre e Zio d'America hanno esiti altissimi. 
I racconti di questo libro sono nove come i mesi di gravidanza, di attesa per diventare madre, chiave d'accesso a queste pagine.
La maternità dei sentimenti contrastanti – acquiescente dei contadini, frustata dei piccolo-borghesi, precaria delle nuove generazioni – è incarnata nella medesima donna. L'essere femminile è scandagliato in tutte le sue sfumature relazionali, come le due uniche voci maschili che rivelano fragilità inedite prive di virilità, vicine alla natura umana.
Ed è sempre l'io a tenere le fila del discorso ricco di tanti dettagli, corporei e psicologici, tali da far trasparire inquietudine, solitudine e inadeguatezza: «io, per me, non mi sento ancora madre, perché essere madre [...] è una dilatazione della vita, una terra misteriosa e straniera, come i paesaggi africani che un poco intimoriscono e un poco incantano quando il tempo è come buono; e solo quando il tempo è buono si impara ad accettare tutto».
Tenere un bambino tra le braccia è la metamorfosi totale e sancisce il distacco definitivo dall'amore materno: a mamma, intercalare meridionale che non aggiunge nulla ma significa un sostegno, decreta l'indipendenza mentale, prima ancora che materiale, della figlia divenuta essa stessa madre.
Il passaggio di testimone è nelle mani della figura-guida della nonna che prenderà il posto di quel nucleo affettivo per capacità di ascolto e accoglienza del dolore, fino a diventare personale come linfa che rigenera la memoria e sopisce la fatica dei secoli.
Il mondo arcaico e corale dei racconti familiari e popolari, fatti veri e leggende allo stesso tempo, è situato a Stigliano, il paese delle madri, popolato da donne dalle braccia forti, dall'educazione composta, plasmate di saggezza millenaria. Ritornare anche solo con la mente a casa significa riappropriarsene.
Anche Matera conserva la stessa cuore etimologico di madre, mater-a, ma non emana calore, è «piana»: lascia andare via i suoi figli e non lenisce le loro ferite. I Sassi, simbolo non della città ma della miseria, custodiscono l'età adulta e i tormenti trascinandoli verso altri lidi. I porti a cui attraccare non sono felici: spesso partire non significa liberarsi di quel dolore, ad esso se ne aggiunge uno nuovo, lo sradicamento, sentirsi straniero in patria.
Ecco perché è difficile liberarsi della Basilicata, fonte di vita e conforto. Si venera Madonna-Lucania, nata nei Sassi e morta in quello strapiombo acquoso che è la Gravina, brulla e sacra, severa e sofferente. È necessario abbracciarla tutta e danzare a piedi nudi nella terra.
Si torna in Lucania, donna e domus, paziente e antica.

Titolo: Non dire madre
Autore: Dora Albanese
Editore: Hacca
Pagine: 185
Anno di pubblicazione: 2009
EAN: 9788889920343
Prezzo di copertina/ebook: 12,00 - 5,90

3 commenti :

  1. Bellissima recensione :) me lo segno.

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  2. Ho letto con piacere le tue parole. Scrivi veramente bene! I luoghi di cui hai parlato nella recensione li ho amati attraverso le pagine di Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi (te lo consiglio se non lo hai ancora letto), uno dei miei libri (e dei miei autori) del cuore. Questo romanzo è ambientato ai nostri giorni?
    Me lo segno :*

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    1. Grazie Cristiana!!
      Ho letto con piacere Levi.
      Sì, questo libro è molto contemporaneo, nulla a che fare con Cristo si è fermato a Eboli. Comunque, te lo consiglio.

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