martedì 30 giugno 2015

Bestiario napoletano di Antonella Cilento

Innamorata come sono delle letteratura napoletana, – il cui colpo di fulmine è stato con Anna Maria Ortese –, non poteva sfuggirmi questo libro edito da Laterza, Bestiario napoletano di Antonella Cilento, che un romanzo non è. A metà strada tra saggio, reportage e narrazione, questa lettura è così notevole che non posso che consigliarvela anche come guida e, soprattutto per il valore antropologico, storico e letterario. 
Napoli è nascosta, stratificata, quell'urlata, stesa ad asciugare al sole è solo superficie, apparenza. Governanti, letterati e rivoluzionari hanno tentato di rendere la città bellissima, ma le meraviglie sono gelosamente custodite. E lei che non vuole avere niente a che fare con la corruzione e il malaffare, si è ritirata nelle stanze più segrete, finendo per essere considerata arraffona.
Ed ecco che la scrittrice porta in piazza questa città intima e ritrosa per liberarla dei suoi pesi. Uno dopo l'altro sbucano, come dal cappello di un mago, creature reali e immaginari che rivelano misteri e verità secondo gli autentici bestiari medievali: santi, sirene, zoccole, balene, sardelle, dinosauri, scaraffoni, femminielli, mistici, farinielli hanno tessuto e tessono una trama fitta fitta che si chiama Napoli. Una schiera di anime che costituiscono le sue fondamenta e riporta alla luce il vero spirito di una città che si è nutrita di non-detto, leggende, cronache, miti e che vanno a comporre l'originalissimo Bestiario napoletano, un lavoro lungo tredici anni che nasce per le pagine del «Mattino».
Gli occhi di Antonella Cilento sono tutti rivolti al passato, al vaglio del antichi spazi, alla tradizione partenopea: indaga, ricostruisce con un certo gusto per il racconto. Le incursioni nel presente ne documentano la metamorfosi, l'adeguamento ai tempi del finto progresso e della natura umana.
Di solacchielli, il maestro scarparo che disegna e costruisce letteralmente una scarpa, si contano sulle dita di una mano in un epoca in cui si non bada più alla durata degli oggetti. L'acquafrescaio, che le rigide norme igieniche europee hanno portato quasi all'estinzione, vendeva diversi tipi di acqua – per il pesce, le polpette, profumata –, oggi ripiega su quelle aromatizzate alla frutta, bibite in lattina e caffè.
Il Bestiario napoletano si assolve il compito di proteggere questo tesoro immenso, «che comprenda la felicità per tutti i mondi possibili ed esistenti di cui godiamo»: è un invito ad esplorare Napoli con occhi nuovi, per «svelare la città e rivelarla, perché lo stesso cittadino napoletano se ne riappropri».
Chiunque abbia messo piedi sul suolo partenopeo ne è stato sedotto come Cervantes, Melville, Márai, Dumas padre, rondini che le belle stagioni le hanno spinte alle pendici del Vesuvio. Ma i napoletani che hanno contribuito alla sua gloria sono tutti lì: Masaniello, Anna Maria Ortese, Fabrizia Ramondino, Matilde Serao, le donne e gli uomini che operano sul territorio per la legalità, l'integrazione, la cultura. Forse bestie rare.
Regine e sovrani hanno dominato, abbellito, progettato un centro molto esteso ma il respiro è di coloro che l'hanno resa labirintica, «una città fatta di sorprese e di abbandoni», dove si si può ancora gustare il brodo di polpo, in cui un tentacolo fa capolino tra profumi e vapori. 

Titolo: Bestiario napoletano
Autore: Antonella Cilento
Editore: Laterza
Pagine: 216
Anno di pubblicazione: 2015
EAN: 9788858108017
Prezzo di copertina/ebook: € 18,00 - € 10,99

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