venerdì 18 settembre 2015

Piccola osteria senza parole di Massimo Cuomo

Ricordo bene la finale Italia – Brasile del 1994, all'epoca avevo dieci anni, e quella sera, la festa al paese dei miei nonni era stata rimandata di un paio d'ore giusto per dare la possibilità di vedere la partita. Tifavo per una squadra di cui conoscevo solo Baresi e Baggio: a quell'età che potevo capire, solo l'entusiasmo e lo smarrimento per un evento fuori dal quotidiano.
A rivelarmi come sia iniziato il Mondiale per gli Azzurri è stato Massimo Cuomo in Piccola osteria senza parole per i tipi e/o. Il sogno infranto degli italiani fa da sfondo alla torrida estate dei primi anni '90 nel Nord est.
La mia recensione potrebbe risultare contrastante per quanto starò per scrivere. La storia mi è piaciuta, non ho gradito il modo in cui è stata esposta. Vi spiego perché.
Nonostante il racconto originale e spassoso, è lo stile telegrafico che mi ha creato più problemi, il continuo passaggio da una sequenza a un'altra giocando con la simultaneità, rimando sospese per essere risolte successivamente. Mi hanno irritato molto i salti repentini di dialoghi e scene. Non ho ben compreso se è un espediente per infittire il giallo o se è la cifra dell'autore. Mi illumini chi ne sappia più di me.
Le ultime ultime 40 pagine sono le più avvincenti, il mistero serratissimo, quasi surreale, finalmente trova la sua risoluzione. Esigui gli indizi lasciati durante la narrazione, tanto da sollevare solo pochissime ipotesi al suo scioglimento.
Riconosco a Cuomo l'efficacia di costruire i personaggi iconici da caratterizzare la storia, così autentici con i loro difetti e pregiudizi, a riconoscere al teròn che porta sfiga la capacità di aiutarli a liberarsi da pregiudizi e limiti.
L'ambientazione ricorda molto il film La giusta distanza di Carlo Mazzacurati, priva di quel grigiore tipico delle regioni padane ma carica di diffidenza nei confronti di chi non è del posto.
Quando Salvatore Maria Tempesta giunge a Scovazze ha in mano un paroliere e una mezza foto che ritrae una donna. Irrompe al bar Punto G nella quiete di un venerdì di giugno in concomitanza con la prima partita dell'Italia al Mondiale statunitense.
Tempesta l'ho immaginato come Antonio Girardi, che nella serie televisiva 1992 interpreta Antonio Di Pietro, uguale per voce e prestanza fisica. È un tipo che non te le manda a dire, vigile osservatore tanto da notare la presenza di un ragazzo che prende appunti in un angolo del bar: «Se ti piace scrivere dovresti scrivere». Quel ragazzo si scopre essere il narratore, segue passo passo gli sviluppi della vicenda annotandoli giornalmente.
Paradossalmente, il meridionale è in cerca di notizie per la sua missione in questa piccola osteria senza parole in cui si è più attenti a fatti e poco alle chiacchiere, anche se si vive di pettegolezzi, tradimenti e insinuazioni.
Scovazze, in friulano significa spazzatura, è un paese immaginario ma così reale da mostrare tutti difetti della provincia in cui si annidano i primi chiari segni della crisi economica e sociale, e la noia per essere lontani dal centro.
Cuomo mi ha tolto il piacere di leggere della finale di Pasadena: lo perdono, la ricordo ancora.

Titolo: Piccola osteria senza parole
Autore: Massimo Cuomo
Editore: Edizioni e/o
Pagine: 240
Anno di pubblicazione: 2014
EAN: 9788866325994
Prezzo di copertina/ebook: € 9,00 - € 5,99

4 commenti :

  1. Ce l'ho in libreria pronto per essere letto. Mi hai incuriosita ancora di più. Solitamente lo stile telegrafico mi piace. Non so se mi piaceranno le scene telgrafiche, ma vedremo. Ti dirò. :)

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    1. In seguito ci confronteremo. Anch'io sono della tua medesima opinione.

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  2. Grazie per la tua recensione spontanea e sincera ☺️

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    1. Bisogna essere onesti con i potenziali lettori. E anche vero che il gusto letterario è soggettivo.

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