venerdì 2 ottobre 2015

Bambini nel tempo di Ricardo Menéndez Salmón

Ricardo Menéndez Salmón ha pubblicato un capolavoro, Bambini nel tempo (Marcos y Marcos), poetico ed essenziale di scrittura, ma grave di contenuti, attento anche ad una paternità poco raccontata nella letteratura, spesso centrata sul solo punto di vista materno.
La copertina, coraggiosa, potrebbe sviare sulla reale questione del libro, il quale probabilmente trova qualche suggestione nell'omonimo romanzo di Ian McEwan.
Curiosamente legate dai capitoli a carattere romano e interrotti, nella seconda storia, da lettere appartenenti alle lingue mediorientali, le tre storie di Bambini nel tempo sembrano costituire un unico romanzo, narrando tre infanzie, negata, taciuta e possibile: «bambini da bambini da bambini».
I tre racconti – La ferita, La cicatrice, La pelle – seguono tre stadi di una presunta guarigione dopo una lunga malattia rintracciabile fin dalle prime battute: «e come l'istante del concepimento, [...], fu impercettibile, con entrambi i protagonisti inconsapevoli di ciò che nasceva all'interno dei corpi, altrettanto silenzioso fu l'istante della disgrazia».
Antares e Elena hanno nomi antichi, eco di una terra mitologica, soffrono il dolore più antico del mondo, la perdita di un figlio, «un'assenza bianca e assurda, il rumore di fondo insopportabile di un mondo svuotato». La sopravvivenza di quel bambino avrebbe suggellato un nuovo inizio, un antidoto alla corrosione degli anni.
Antares si conforta con il Bambino di terracotta, ritrovato in una chiesa abbandonata, e nella scrittura; Elena vive di questa mancanza, non riuscirà a non opporsi al disgregarsi della coppia.
Quel Bambino rientra nell'ambizioso progetto di uno scrittore, reinventare e restituire l'infanzia a Gesù, mai esplorata nelle Sacre scritture per il repentino il passaggio all'età adulta. «Perché scrivi di me?», chiede il bambino vestito di luce. «La letteratura non fosse che un'altra forma di religione, [è] un'altra pratica superstiziosa per combattere la morte con un'arma fantasmagorica: la parola». Antares è uno scrittore come colui che si occuperà dei primi anni di vita di Gesù, scriverà del suo tormento «e io ti odierò per questo», confessa Elena all'uomo, perché sa che sopravviverà a questa ferita.
Chi si occupa di scrittura in questo libro è consapevole della potenza della narrazione anche quando è falsa, nulla sarà come prima ma è in grado di vincere sul più crudele epilogo della vita, dolore-morte.
Un'atmosfera ben più serena e meno coinvolgente, ci trasporta a Creta, l'isola dalla forma di un pesce, lo stesso che Helena – non a caso ricorda la protagonista del primo racconto –, porta in grembo e giunta fin lì per sfuggire a decisioni importanti. Qui conosce un indecifrabile e taciturno uomo spagnolo che le restituirà il senso di ogni cosa. I due sembrano comprendersi e perdersi nei silenzi e nei cieli stellati.
Si chiude un cerchio, in una terra antica come il dolore più antico del mondo, «afferrare l'esistenza attraverso quella fantasia incompiuta» e rinascere. 

Titolo: Bambini nel tempo
Autore: Ricardo Menéndez Salmón
Editore: Marcos y Marcos
Traduttore: Claudia Tarolo
Pagine: 224
Anno di pubblicazione: 2015
EAN: 9788871687261
Prezzo di copertina: € 15,00

1 commento :

  1. Ho letto due libri di questo scrittore e giornalista spagnolo e li ho amati molto, lo trovo originale e molto significativo. Di sicuro leggerò anche questo, grazie per averne parlato :-)

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