mercoledì 7 ottobre 2015

Cigolio

Insomma, in questo parco non venivo mai. Ci sono sempre passata alla svelta, ma non per crogiolarmi tra un libro e un altro. Neanche quando il primo anno di università abitavo a soli 350 metri. L'ho sfioravo appena. Estate, inverno, per me non aveva importanza, l'aggirarsi circospetta qualche sagoma lo rendeva per me inaccessibile. Ora è una tappa quasi obbligatoria, se voglio raggiungere il centro evitando le scie di smog.
Un parco poco esteso che sembra contenere tutta la nebbia di città: grigia, densa, polverosa. Inoltrandosi è forte la sensazione che ti penetri nelle ossa, lasciandoti l'umido dentro. Tra qualche settimana sarà poco frequentato, la nebbia lo abiterà di nuovo. Come ogni anno.
Si festeggia un compleanno in quel bar che bar non è. Ha una struttura alla buona, da banco improvvisato, tenuto insieme da due tendoni. Fuori, esposto il cartellone dei gelati Algida. Forse chiuderà quando non si potrà più resistere al freddo, non ne sono sicura.
I bambini hanno abbandonato senza battere ciglio i loro giochi al solo suono della parola “torta” e con diligenza hanno cantano gli auguri al loro amico. I papà si sono tenuti lontani dagli schiamazzi e dagli incontri forzati, attendono con supplizio la fine di questa lunga ora che si prolungherà in macchina ascoltando racconti festanti o assecondando bronci consolabili con qualche promessa.
Ecco l'ennesima signora, vigile, gironzolare con cane al seguito, attratto dalle foglie secche in movimento.
Le ore da tiepide si fanno frizzanti. Qui dove sono seduta io, il sole non mi colpisce, sono all'ombra del grande albero che impedisce alla luce di penetrarvi e di stendersi sul tappetto autunnale. Ho trovato quest'angolo, ultimo baluardo di silenzio, prima di essere inghiottiti dal traffico.
I due chilometri che mi separano da casa sono quelli che ora percorro con l'entusiasmo della scoperta.
Il cigolio della bici è fastidioso, tra l'assordante e il soporifero, non appena l'asfalto si perde tra sampietrini o buche. Un ammasso di ferraglia. Un colore scrostrato tanto da desiderarne una nuova e splendente, magari in latte-menta che mi piace molto. Sono certa che qualcuno un giorno mi urlerà di oliare la catena. Mi dispiace, signora, non è colpa degli ingranaggi. È il telaio. Produce quel rumore al vibrare della ruota. Basterebbe una fascetta da elettricista, di plastica tagliente, bianca o nera non importa. Mi hanno detto che basta una fascetta per risolvere tutto. Una fascetta, mi hanno detto. Per riagguantare tutto.

8 commenti :

  1. E' stato bello passeggiare con te :)

    Abito vicino a un parco e non ci passo tanto quanto vorrei, ma la camminata del mattino per andare a prendere l'autobus è uno dei momenti più belli della giornata. Anche col gelo, anche con la nebbia.

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    1. Norma, non sapevo di questo tuo rito mattutino. Raccontalo anche tu.
      La nebbia mi blocca, ci scorgo sempre qualcosa di oscuro.

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    2. Credo che approfitterò volentieri di questo tuo invito a raccontare delle mie passeggiate nel parco :)
      La nebbia mi affascina tanto, ma proprio tanto. Ci sono luoghi che mi sembrano belli e accoglienti sempre, con qualsiasi clima, e il "mio" parco è uno di questi.

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  2. Mi piace leggere queste tue istantanee, mi piace la loro atmosfera e il modo fotografico in cui descrivi parte di te e delle tue giornate. Mi sembra di sentirlo il cigolio della tua bici :D

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    1. Margherita carissima, ti ringranzio per le belle parole. Ti assicuro, però, che quel cigolio è fastidioso.

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  3. Che immagini incantevoli che restituisci. Per me i parchi sono degli esseri mitologici, un po' come la neve e il tram, o qualsiasi altra cosa renda una città più o meno vivibile.

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  4. Magari bastasse una fascetta, per riagguantare tutto ;-) Bel pezzo.

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