giovedì 29 ottobre 2015

Di quali libri è giusto parlare?

Mi sta a cuore parlarvi di un argomento, credevo esaurirlo con qualche battuta, magari su Facebook o Twitter, e finirla lì. Invece, le considerazioni si sono allungate più di quanto pensassi.
All'inizio di ottobre sono capitata in mezzo ad una discussione su Instagram riguardo una youtuber (non rivelo la sua identità, è facilmente rintracciabile) che si occupa principalmente di cosmetici e che ha da poco aperto una rubrica sui libri, dopo aver pubblicato ovviamente il suo. Il suo folto seguito ha urlato alla vittoria: finalmente i libri! Pare che non attendessero altro. Non è la prima volta che inciampo in queste sorprese, ho già espresso il mio disappunto sulla mia pagina Facebook.
Per la serie "gente con i paraocchi" che supplica le beauty blogger più in voga ti curare una rubrica dedicata ai libri. Scusate, ma noi che ci stiamo a fare? [To be continued]
Posted by Little Miss Book on Martedì 13 ottobre 2015
Che avrà mai fatto questa disgraziata? Ha trattato di Finzioni di Borges. Nell'accesa diatriba le viene recriminato il taglio troppo scolastico della recensione tanto di scheda guida, l'errata pronuncia dell'autore e la pretesa di aver intuito tutto dell'autore sudamericano. Insomma, Borges non si può toccare.
Inoltre, ci sono finite accuse contro le lauree facili, di una presunta competenza che circola senza ostacolo e via di seguito. Va be'. Si sa come vanno queste cose, una polemica ne tira fuori un'altra.
Tuttavia, la ragazza non si è potuta difendere, ignara di ciò che stava succedendo alla spalle in quanto è stata riproposto al pubblico famelico uno screenshot del suo canale senza citarla. Doppio errore.
Chi siamo noi per decidere cosa è giusto recensire o no? E soprattutto come?
I blog che fanno critica si contano sulle dita di una mano, gli altri, compreso il mio, raccontano per lo più delle sensazioni a libro chiuso, del condividere una propria chiave di lettura. Siamo onesti. Quindi, non vedo il motivo di innalzare barricate. Chi ha letto o leggerà il libro si accorgerà se la signorina in questione ha ragione o no: confido nell'intelligenza della gente. Magari dal confronto con i suoi utenti possono saltare fuori maggiori chiarimenti.
Francamente sono la prima a dichiararmi priva degli strumenti adeguati per poter trattare in modo esaustivo i grandi della letteratura. Nel caso fossi così matta, ne verrebbe fuori un discorso soporifero da mandare in catalessi i miei lettori. Ciò non toglie che non possa parlarne. Se dovessi strettamente attenermi alle sacre regole della critica dovrei chiudere il mio blog e buttare la chiave in mare. Allora, chi decide quali libri sia giusto affrontare in una piazza come YouTube o sul web in generale? Nessuno, appunto.
Anch'io sono stata presa dalla “rabbia”, attirata dalla polemica ho espresso la mia opinione non su quanto si accapigliassero gli altri. Molte volte mi è capitato di leggere commenti su YouTube o Instagram di utenti che chiedono a chi gestisce questi canali di successo di suggerire loro delle belle letture. Mi sovviene questa riflessione: i blogger che si occupano di libri sono tanti, eppure, escluso qualcuno, non abbiamo grande visibilità. Questa gente affamata ha i paraocchi nei nostri confronti che ci affanniamo a condividere parole e libri interessanti. Tutto ruota intorno alla popolarità. E mi rendo conto di quanto sia difficile trasmettere la lettura come bene comune in Paese che non dà il giusto peso alla cultura.
Alla luce di quanto detto sopra, ho dedotto che due sono gli aspetti importanti incoraggianti e deludenti:
1. fortunatamente la gente legge, non si vive di solo trucco & parrucco;
2. io non ho capito niente del web, un calderone di gente frustrata.

13 commenti :

  1. Da una parte sono convinto che la nostra forza di blogger sia proprio quella di avere un piede in due scarpe, cioè: non abbiamo fatto studi specialistici in materia e se li abbiamo fatti non siamo certo accademici, ma facciamo divulgazione. Guardiamo da una parte alla Letteratura e dall'altra a un pubblico che nella più totale indeterminatezza che lo costituisce è ignorante come coltissimo o semicolto. Noi stessi abbiamo stili, preferenze e inclinazioni che sono sempre giustificate dalla nostra identità personale di interpreti del flusso continuo delle opere pubblicate.
    Del nostro trovarci a metà strada dobbiamo essere coscienti, riconoscendo i nostri motivi di orgoglio come i nostri limiti, verso l'alto come verso il basso. Noi facciamo critica, ma critica da lettori, che giudicano il libro come consumatori, acquirenti, persone che investono tempo e denaro e e non come istitutori dei modelli imperituri di letteratura.
    Dall'altro anche io un po' mi sento preso in giro dalla leggerezza e dalla pressapocaggine per cui quando si parla di libri tutto è semplice e tutto è facile, "Con venti mila lire il mio falegname lo faceva meglio, guarda, non ha neppure le unghie.". D'altronde la tentazione di farsi coinvolgere nei flame è sempre forte, ma non solo su internet. Siamo tutti un po' frustrati, ma semplicemente quando si discute di certi argomenti le semplificazioni e i fraintendimenti non fanno altro che slerotizzae su posizioni opposte idee che potrebbero benissimo andare d'accordo.
    Non dobbiamo rinunciare al nostro ruolo di mediatori e, se è il caso, consigliare gentilmente alla suddetta blogger di fare quello di cui è più capace, mentre se le viene così tanta voglia di parlare di libri, linkare a chi un po' di esperienza in più sel'è fatta.

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    1. Oh dirle dove può migliorare, se ci tiene davvero! ;)

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    2. Non posso aggiungere altro: hai espresso ancor meglio di me il ruolo del blogger.

      Chissà se le sono arrivate voci di questa polemica...

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  2. Alla suddetta discussione sulla recensione di Finzioni ho partecipato anche io qualche settimana fa. Quello che avevo espresso era un'opinione non tanto sul fatto che avesse recensito Borges, ma sulla recensione in sé, che allora avevo definito "esercizietto delle scuole medie". Su questo punto non cambio opinione. Quello che mi disturbava maggiormente non era il fatto che una blogger, che ha costruito il suoi seguito su Youtube parlando di trucchi, abbia deciso di parlare di un libro (ben venga), e quel libro fosse di un autore considerato dalla maggior parte della critica uno dei più grandi del Novecento. Non mi disturbava quello. Chiunque ha diritto di leggere ed esprimere la propria opinione su Borges. Mi disturbava il fatto che il tutto fosse trattato con estrema superficialità, senza alcun approfondimento, nemmeno per cercare di capire il significato dell'aggettivo borgesiano. Allora ho pensato che questa "recensione" non sia stata fatta per un sincero interesse nei confronti dei libri, ma per racimolare qualche visualizzazione in più, o per darsi un tono da "intellettuale", o per racimolare qualche libro in regalo da qualche C.E., e per questo mi sono infiammato. Ma le mie sono solo illazioni, frutto di un po' di rabbia che avevo sul momento, magari è vero tutto e niente di quello che ho scritto sulle intenzioni di quella recensione. Sicuramente siamo tutti un po' frustrati - io mi metto fra i più frustrati - ma fatico a non esserlo quando vedo premiata da tante visualizzazioni e consensi tutta questa superficialità quando ci sono ottimi blog di recensioni (e ce ne sono decine se non centinaia) che vengono poco presi in considerazione (non parlo di me, non mi occupo di recensioni di libri, lo lascio fare a chi lo sa fare meglio di quanto lo potrei fare io :)).

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    1. Sul fatto che si cavalchi l'onda della popolarità non c'è alcun dubbio, altrimenti come farebbero a guadagnare. Anche qui: la fuffa di YouTube, secondo te, premia la competenza? Ma questo è un discorso a parte.
      Comunque, non ho apprezzato espressioni: "punirne uno per educarne cento". Certo, la signorina ha peccato di leggerezza, non consapevole che le si sarebbe rivoltato il mondo contro. Penso che il suo seguito abbia piene capacità intellettive per rendersi conto delle cialtronerie.
      Più che queste "guru di tutto", sono arrabbiata con gli utenti come ho espresso nel post. Inoltre, Munin ha chiaramente definito ciò che un bookblogger fa: divulgazione.

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    2. Sul "punirne uno per educarne cento" sono d'accordo con te. E' un'espressione infelice che dovrebbe rimanere soltanto sui libri di scuola come monito a non ripetere gli stessi errori. Poi la blogger non si è macchiata di nessun "peccato", se non di quello di un'estrema leggerezza, come hai detto tu. (sono sempre io, Andrea bookpills)

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  3. Partendo dalla convinzione che i libri siano uno degli strumenti più democratici che il nostro mondo possiede mi fa sempre storcere il naso chi pretende che solo pochi eletti ne possano parlare o li possano commentare. Sarà che ho sofferto parecchio l'accademismo universitario in questo senso, per il quale certi autori, certi argomenti, certi testi erano intoccabili (anche perché magari prima di te ci è passato l'emerito professor X). Al di là di ogni meraviglioso studio critico si possa fare su di essi, i libri sono fatti anche di sensazioni, impressioni e considerazioni che sono estremamente soggettivi. Perché non esprimerli? Alla beauty blogger di cui sopra allora andrebbe spiegato che può parlare di tutti libri che vuole e come vuole, e che se di critica letteraria non se ne intende (e chi se ne intende dopotutto?) sarebbe più producente innanzitutto per se stessa parlarne con il cuore, cosa che per altro le farebbe guadagnare molti più consensi e visualizzazioni. Lo so è una tremenda frase fatta, ma quando ce vo', ce vo'.

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    1. Non è una frase fatta, è un monito che vale per qualsiasi cosa. Sicuramente, la ragazza presa dall'entusiasmo per il suo libro e dall'accoglienza dei suoi utenti di parlare di libri, forse non ha pensato di approfondire prima di registrare o di sbrigarsela come normalmente avrebbe fatto con pennelli o blush.
      Se lei non può trattare di Borges, anch'io dovrei chiudere se dovessi stare dietro a quello che scrive la gente. Abbiamo la stessa allergia alla presunzione di saperne più degli altri.

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  4. Hai toccato un argomento spinoso, ma l'hai fatto in modo serio e accurato: difficile non essere d'accordo. Penny è arrivata prima di me, esprimendo precisamente quello che avrei detto io stessa, peraltro con riferimento ad un problema su cui abbiamo vedute comuni, che è proprio l'intoccabilità della cultura, che emerge sia quando si parla di libri che quando si parla di arte: sembra che pochi illuminati possano parlare e gli altri debbano tacere. Questo per dire che la ragazza in questione non andava certo messa in croce.
    Poi c'è la questione della modestia e dell'individuazione di un proprio campo di espressione al di fuori del quale cediamo la parola ad altri: non c'è da stupirsi se ad una youtuber che si occupa soltanto di cosmetici viene fatto notare che i libri stonano non poco col suo "profilo d'autore" (come, del resto, se io mi mettessi a parlare di trucco e parrucco fra un post su Dante e uno su Manet, che già di loro appartengono ad ambiti diversi)... ovviamente questo deve avvenire in modo educato e civile. Però dà fastidio vedere che poi queste persone sono quelle che, avendo racimolato migliaia di adepti parlando di creme, ricevano un'attenzione enorme appena citano un libro, mentre quegli stessi follower snobbano sistematicamente chi ai libri si dedica con autentica passione e con un lavoro più accurato di divulgazione.
    Del resto è un'estensione al web delle pratiche dell'opinionismo televisivo, dove si invitano l'attrice o lo sportivo del momento a parlare di scuola o nettezza urbana e, anche se sparano ovvietà o sciocchezze, si fa far loro la figura degli unici che han capito come gira il mondo.
    Insomma, da un lato una polemica feroce da parte di chi si aspetta che una persona senza specifiche competenze taccia, dall'altra l'enorme visibilità che questa persona comunque ottiene e che fa emergere paradossi impossibili da ignorare. Come spesso accade, probabilmente l'atteggiamento corretto sta nell'umiltà mediana che Muninn ha ben sintetizzato.

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    1. "Quegli stessi follower snobbano sistematicamente chi ai libri si dedica con autentica passione e con un lavoro più accurato di divulgazione". Il punto che mi preme è proprio questo: perché la visibilità di alcuni offusca il lavoro degli altri? Che la youtuber parli di libri non me ne importa molto, ma di chi ascolta sì. Bisognerebbe conoscere il target di questi follower. Insomma, non ne verremo mai a capo.
      Sono d'accordo sulla coerenza dei profili, così come dell'opinionismo di piazza che mi fa tornare al punto principale: mi auguro che la gente ragioni. Con la propria testa, ovviamente.

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    2. Il problema è che si attribuisce autorità su ogni fronte alle figure che si distinguono per qualcosa di molto settoriale: sei popolare, e per questo solo fatto la tua opinione su qualsiasi argomento conta più di quella di dimostra quotidianamente di saperne di più. Purtroppo, parlando dei grandi numeri cui si lega la visibilità, la folla ragiona in modo superficiale, si fa un'idea di Borges in base a quello che dice una yutuber specializzata in cosmetici nello stesso modo in cui vota la celebrità quale che sia il partito che la candida e le idee di cui si fa portavoce. Questa ragazza ha solo dato al suo pubblico ciò che il pubblico chiedeva, per cui concordo sul fatto che il problema stia proprio nella platea.
      Il destino della divulgazione seria, accurata e competente è invece quello di essere, a parte pochi fortunati casi, di nicchia.

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  5. È una giornata strana. Me ne sono accorta questa mattina e prendo piena consapevolezza adesso perché leggo ma non capisco la questione, ancor più mi confondono i commenti. Forse avrebbe dovuto esserci il video "incriminato", così avere a tutti gli stessi elementi su cui confrontarsi. Da quel che posso desumere, credo di essere vicina al pensiero di Andrea: non mi crea alcun problema se una ragazza che si occupa di makeup decide di raccontare un libro che ha letto (anzi. Usciamo un po' fuori da queste categorie: io posso truccarmi, vestire con stile e leggere tanto, e bene), ancor meno problema mi fa che parli di Borges e non pretendo certo che me lo descriva come un accademico, altrimenti al terzo minuto sarei già in coma. Oltretutto, non mi piace lo snobismo: io non ho studiato letteratura ma non mi sento meno in diritto di poter esprimere un'opinione: o decidiamo che nessuno può farlo, a meno che non sia un critico di mestiere, o lo possono fare tutti.

    I problemi sono due, che però non sono collegati ai libri, secondo me: la "verità", che su questi mezzi inizia a scarseggiare (spesso viene anche confusa con un'apparente spontaneità) e la popolarità immeritata. In entrambi i casi, che si parli di letteratura o dell'ultimo smalto di Dior non fa poi differenza, o sbaglio?

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    1. Non fa differenza. Magari la fai tu che recepisci il messaggio.
      Non ho aggiunto il link del video perché non è importante chi l'abbia girato (la scovi facilmente su Youtube), non sarà la prima ad occuparsene seguendo quel taglio di recensione.
      Forse "ridurre" un autore come Borges a una scheda scolastica è forse dovuta a renderlo accessibile a tutti. Non conosco l'età del suo pubblico. Ci sono tante questioni intorno a questo video che nessuno si è posto se non quello di dare dell'ignorante alla ragazza, che nel frattempo vive e guadagna.
      Che poi Youtube, in primis, sia una fucina di gente senza capacità è verità assoluta. Purtroppo tanti non se ne sono ancora accorti.

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