giovedì 26 novembre 2015

Racconto dell'autunno


Il primo sentore dell'autunno è stato l'aroma forte e avvolgente del caffè, una scia di profumi che sotto i portici finisce nelle tazze e nelle voci della folla. L'ho annusato un sabato mattina quando mi avventavo al mercato per i banchi della verdura, tra le tante commissioni buttate giù nella lista.
Mi piacciono le liste, ne faccio troppe e ne dimentico gli intenti. O forse è un puro gioco per riempire fogli sparsi di quaderni. Credo che sia l'oggetto da me più collezionato: con l'inchiostro fermo il momento con l'inchiostro.
Dalle vecchie scatole ne sbucano tante: un foglio a quadretti, datato febbraio 2011, quando ancora ero all'università, infarcito di libri e frivolezze e nomi di aziende a cui inviare una manciata di sogni. I sogni sono rimasti tali. Per fortuna, le frivolezze e i libri non sono stati irraggiungibili. Tento di ricordare il tempo in cui ho scritto quelle righe, di getto o a lungo pensate? La memoria, in questi casi, pare abbia dimenticato sprazzi di vita.
Spesso mi perdo a immaginare le vite degli altri, ma il riflesso dei vetri impedisce di scorgere movimenti e parole. Tra questa mura rimbalzano pensieri. Le geometrie più nette si nascondono nel quartiere, quando si costruiva intorno a ritmi sociale trasferitesi oramai altrove. Intorno solo il traffico e il tonfo delle mie scarpe da corsa.
Ci sono giorni con una storia da raccontare, anche un po' lontana, che abbraccia le sorti di tutti. 
Io credo alle coincidenze. Mi sono trovata a alcuni scatti di Parigi 2008 – il mio primo viaggio all'estero, quando le sopracciglia erano troppo sottili – città che per lungo tempo ha catturato il mio cuore, ma ad un certo punto non siamo andate più d'accordo e la relazione si è trasformata in un bel ricordo. Poi, il pensiero è andato alla vastità del nostro continente: com'è diventata questa terra antica, come siamo diventati noi.
Ho osservato quest'autunno, per la prima volta. Abbiamo rinnovato la vecchia intesa. Gli occhi hanno catturato sfumature, giochi di luce, reticolati naturali. Ho colto quest'autunno: foglie d'oro e rame come fiori barocchi, un sole tiepido lungo i sentieri del bosco, cieli tersi. Tra le mani una foglia di quercia: sembra cuoio per colore e fattura.
L'autunno non è stato un nostalgico prolungamento dell'estate, ha reclamato la sua presenza. Ma qui l'aria non è impregnata di mosto e uva. Il fermento del tardo settembre mi manca molto, come il mare solitario e chiaro.
La strada da percorrere comincia ad allargarsi, e lo fai anche con il primo vero freddo, quello pungente, quello inaspettato. E per la prima volta mi sembra di volare.

6 commenti :

  1. Quanto mi piacciono questi raccontini.

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  2. Mi sento molto in sintonia con questo tuo post, mi ha trasmesso una malinconia dolce, il tepore delle cose familiari mentre fuori fa freddo. Anch'io ho cercato di godermi a pieno quest'autunno e mi son chiesta proprio in questi giorni se ci sono riuscita o meno: mi è sembrato durare un secondo e siamo già ai primi di dicembre. Ho nostalgia di tempi diversi da questi perché sembravano tanto più lenti, abbastanza da permettere di assaporare un momento prima di passare a quello successivo. Ma forse sarà solo che ero più piccola e il tempo potevo permettermi di farlo scorrere piano o non farlo scorrere affatto, al contrario di ora, invece, che di ore in una giornata me ne servirebbero 48.

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  3. <3 che belle queste condivisioni, le leggo d'un fiato!

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Questo mese si parla di storie di Natale