lunedì 21 dicembre 2015

Racconto di Natale


«Farina 200 grammi; burro 100 grammi; zucchero; uovo; spezie; miele...» La signora Titti ripassa mentalmente le dosi degli ingredienti disposti sul ripiano del tavolo. In rigoroso ordine li versa nella ciotola, li mescola con dimestichezza.
Quando è il turno del miele si perde nel profumo denso e dolce del liquido dorato. Adora la parola miele, la pronuncia lentamente, più volte, m-i-e-l-e, m-i-e-l-e… Miele ha una sua armonia rotonda, non ha spigoli: la i imponente si confonde presto nelle pieghe delle e, per perdersi nella sinuosità della l.
In poco tempo i biscotti dalle trame festose sono nel forno, pregustando già la colazione dell'indomani.
Controlla il timer, la temperatura in un silenzio surreale, di attesa. Finché non suona il campanello. Indecisa se aprire, Titti evita di fare rumore, quando sente chiamare il suo nome. La voce è inconfondibile, è la petulante Iole, del piano di sotto che puntualmente si presenta nei momenti cruciali della sua vita casalinga.
La tiepida fragranza si espande fino a quel naso sopraffino di Iole, sempre all'erta nel sentire odore di bruciato: «Che profumino!». «Sto giusto preparando qualcosa per la cena», si giustifica Titti, non riuscendo a nascondere il volto tirato. Ha fretta di congedarsi dalla vicina impicciona. L'ultima volta che aveva tentato di mettere piede in casa, era in cucina a preparare i muffin per l'anniversario del circolo Amici del burraco: li ha ancora davanti gli occhi mentre lievitano, maestosi come le Dolomiti… Poi, chiusa la porta alla Iole, li trova collassati in una voragine.
E questa volta carbonizzati. I biscotti.

Dall'altra parte della città, il signor Giulio è indaffarato negli acquisti, deciso a regalarsi una bella cravatta. «Una bordeaux a pois, da abbinare con il vestito grigio o il maglione blu», consiglia la commessa, «eviterei proprio questo punto di rosso, troppo natalizio, così potrà indossarla in molte occasioni senza darle l'aria di aiutante di Babbo Natale…» Sempre gentile questa signorina dal sorriso affabile.
Tutto soddisfatto si accinge a prendere il tram per tornare a casa. Alla fermata sente dei colpi provenire dal pacchetto del negozio, un accartocciarsi di movimenti. Uno alla volta sbucano fuori i pois della sua cravatta. «Che diavoleria è mai questa!» Giulio è sbalordito, stringe forte tra le mani il cappello in feltro, tra l'estasiato e l'incredulo, osserva con occhi sgranati il vorticare verso l'alto. I pallini sono attratti dai bagliori delle luci natalizie, si imbrogliano tra i grumi splendenti e rimangono lì, sospesi.
Ne è rimasto uno al centro della stoffa. Perché nella vita deve esserci un punto fermo.

È la mattina di Natale. Il signor Giulio con la sua cravatta in mano fissa le lucine dell'albero, la signora Titti affoga il pandoro nella tazza di tè fumante. 


Buon Natale

5 commenti :

  1. Quanto mi piacciono questi raccontini. Buon Natale anche a te

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  2. Niente fa più atmosfera di un vero racconto di Natale.
    Bravissima. Punto (fermo).
    Buon Natale cara,
    V.

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  3. :D Grazie, mi hai regalato un sorriso e un momento di dolcezza.

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L'editore del mese: Topipittori

Questo mese si parla di storie di Natale